venerdì 3 dicembre 2010

Regina non ha paura del buio .

Era tardi, faceva freddo, la pioggia le bucava la schiena passando oltre la felpa, le stelle la avvelenavano facendole vedere quanto fossero belle e importanti a differenza di lei che intanto camminava, non parlava, aveva la testa bassa e canticchiava 'November rain', che guarda caso era passata nella sua playlist.

Riproduzione casuale, un po' come nella vita, ogni canzone è una persona diversa, te le trovi in radio, non ne ricordi il titolo e poi te le lasci sfuggire, altre ce l'hai su un cd con tanto di copertina rigida, e sai di poterle ascoltare sempre, altre ancora le rubi, le scarichi illegalmente da qualche sito dal nome strano, e te le porti dietro sperando che nessuno ti scopra, le fai tue, anche se tue non sono.

Non sapeva bene dove stesse andando, voleva solo tutto il vento del mondo tra i capelli, urlare contro il cielo tutta la rabbia, l'odio, il veleno per questa vita che. Che le portava via tutto ciò che lei provava ad amare. Era come una maledizione di cui solo lei era la soluzione. 

E' strano pensare a quanto possa essere facile lasciare che il filo del tuo palloncino, ti scivoli via dalle mani, senza neanche che tu te ne accorga, così come la gente viene e va, in quel bilocale che tutti ci costruiamo con le persone-canzoni in copertina rigida .

Sarebbe stata una notte lunga, un'altra notte senza lui, una notte in cui neanche il buio l'avrebbe più spaventata, una notte dove anche se avesse dipinto mille camini niente l'avrebbe riscaldata, anche se avesse preso il sole in miniatura, niente più l'avrebbe scottata come l'assenza di duecentodiciassette ti amo . 


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